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Il patrimonio delle pratiche magiche (incantare, scagliare e togliere fatture) è stato considerato per molti decenni un prodotto dell’isolamento, della miseria e dell’ignoranza in cui vivevano le popolazioni agro-pastorali della Ciociaria, di conseguenza ne è stata assolutamente sottovalutata l’importanza ai fini della comprensione dei comportamenti delle classi subalterne e ad esso è stato riservato uno spazio insufficiente di ricerca.
Per questo diventa oggi difficile ricostruire l’evoluzione del pensiero che ha prodotto tale tipo di cultura, mai morta, e che anzi sta vivendo negli attuali contesti, momenti di grande successo sempre per le stesse cause: difficoltà economiche, sociali, relazionali e, solo talvolta, carenza di istruzione di base.

L’oroscopo (presso il Ponte) di Sisto V a Roma. Incisione di Iean Bosq da un dipinto di Victor Schnetz (†1870)
L’ambiente ciociaro del passato era attraversato da problematiche molto acute relative alla sopravvivenza: forte mortalità dovuta a povertà e carestie; mancanza di abitazioni stabili o dignitose, ricerca disperata di lavoro, condizioni igienico-sanitarie arretratissime, aggravate dalla mancanza di terapie e medicinali validi contro le frequenti gravi epidemie; forte insicurezza sociale, incapacità a fronteggiare eventi naturali ostili, estrema difficoltà a raggiungere un miglioramento di vita.
In questo stato di cose, ad esempio, il forte ricorso all’occulto nell’area di Sora è ben descritto nel 1859 da Francesco Loffredo: ignorante il nostro popolo [...] crede agli spiriti, alle streghe, alle fatture di amore, di odio, di gelosia; ricorre agl’incantamenti per esserne sciolto; consulta i veggenti per sapere le cose occulte; nelle sue malattie più volentieri si affida al ciarlatano che al medico; adopera chiarate, empiastri e segreti, e finanche segni tracciati con penna o con mano sulla parte inferma, accompagnati da magiche parole: e paga poi sempre in contante il prezzo della sua ignoranza e stoltezza, lasciandosi abbindolar dai più scaltri.

Eremita che da li numeri del lotto. Incisione di Bartolomeo Pinelli (primi decenni ‘800).
Ci fornisce, poi, un quadro sintetico ma realistico della credulità che domina questa massa di pastori e contadini, poveri, rozzi, fortemente legati alle tradizioni ancestrali rimaste immutate nei secoli, che, nel contempo, garantivano loro quelle presunte sicurezze d’ordine psicologico e materiale, quella forma protettiva che è la magìa, che dà sicurezza al vivere quotidiano.
Siamo grati a Ferdinando Corradini e a sua moglie, Eleuteria Patriarca, per l’importante raccolta di credenze popolari, ancora diffuse fino alla metà del XX sec., una delle poche effettuate in Ciociaria (territorio di Arce).
Nel Museo si è voluto verificare l’omogeneità e le differenziazioni che esse avevano con quelle compendiate da Ercole Metalli nei primi decenni del ‘900 nella Campagna Romana e da Gigi Zanazzo a fine ‘800 a Roma.
Tra queste aree, romana, laziale e ciociara, esistevano forti legami e rituali coincidenti, pur con piccole e significative varianti da comune a comune.
Una lenta ma costante trasformazione poteva dipendere dalla presenza di figure, quali maghi e fattucchiere, che personalizzavano le loro pratiche anche sulla base dei contatti, delle influenze e delle esperienze del vivere quotidiano, intercorse con popolazioni di territori limitrofi o lontani.

Religione e superstizioni. Disegno di Duilio Cambellotti (1924).

Donna che legge la mano. Incisione acquerellata di Saro Cucinotta (†1871) da un disegno di Filippo Palizzi (†1899).
I ciociari, migrando ed entrando in contatto con altre consuetudini, le assimilavano o le modificavano in una continua osmosi di pensiero e di comportamento.
Dall’esame comparato risultano degne di nota le pratiche relative ai seguenti eventi:
Area di Arce:
Le malattie, vermi dei bambini, bronchite e polmonite, sanguisughe e pratica dei salassi, mal di denti, di testa, dolori mestruali; incidenti causati da animali, ferite, morsi di cani e serpenti; superstizioni e malefici di streghe, malocchio, la scapigliata, voglie delle donne incinte, la ferratura del latte, rentransànte.
Area dell’Agro Romano:
Le malattie, vermi intestinali, bronchite e polmonite, pleurite, mali dell’utero, erisìpela; incidenti con ferite e morsi di animali, emorragie, distorsioni; superstizioni, streghe, malocchio, amuleti; per gli animali: inchiodature, coliche ed incanto per le slogature degli arti.
Area romana:
Le malattie, i vermi, il verme solitario, tosse, mal di denti, infantiglioli, polmonite, pleurite, sanguisughe, dolor di testa; incidenti con ferite e morsi di animali, stiramenti, fratture e slogature, gonfiori e ferite, morsi di vipera e di cani arabbiati; superstizioni e malefici delle streghe, occhiaticcio o malocchio, agnus dei, voglie delle donne incinte, uscita in Sàntise, er Battesimo, la fortuna dei neonati, le precauzioni contro le fatture; gli animali, le serpi.

Donna che legge la mano. Particolare di un disegno di F. Molino (†1856), litografato da G. Fiorino.
Nel volume "Gente di Ciociaria" questo argomento è trattato alle pp. 408-425.