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Nel Lazio molti sono i termini territoriali (Agro Pontino, Campagna Romana, Castelli Romani, Sabina, Viterbese, ecc.), ma solo per la Ciociaria è in atto un acceso dibattito tra gli studiosi circa la sua reale estensione. Il termine, dall’aggettivo/sostantivo ciociaro, di area romana, deriva dalla ciocia, il calzare tradizionale dei contadini e pastori.
Esso si caratterizza per l’indeterminatezza geografica e solo dopo il 1927, creata la Provincia di Frosinone ed abolita quella di Caserta, cominciò ad indicare buona parte del Lazio meridionale.
La sua prima attestazione, Cioccerìa, risale al 1781 e si deve al ferrarese Gian Gaspare Cestari, medico ad Anagni, che la riconduce al latino soccus, sandalo leggero; per lui la Ciociaria coincide con la Campagna e Marittima, il settore papalino dell’attuale Provincia.
Altri autori documentano, fin dall’inizio dell’‘800, l’esistenza della Ciociaria della Croce (Amaseno, Giuliano di Roma, Maenza, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Sonnino, Vallecorsa e Villa S. Stefano), il cui centro maggiore fu Sonnino, noto per i briganti e la bellezza delle donne.

Ricostruzione delle prime attestazioni territoriali della Ciociaria, fine 700.
Nelle carte topografiche la Ciociaria indica, alla fine del sec. XIX secolo, l’area tra Paliano a N e Frosinone-Veroli a S.
È evidente che il termine, dapprima di uso comune, sia entrato, poi, nella letteratura e nell’arte e, solo di recente, nella geografia.
Dalla fine dell’‘800 il concetto di Ciociaria (note anche le varianti Cioccerìa, Ciocciarìa, Ciocerìa, Ciocèria e Ciocierìa) pian piano si estese su un territorio sempre più ampio per opera di studiosi e letterati e la voce del Gregorovius – che aveva intuito le differenze tra le due sponde del Liri, – rimase inascoltata.
Adele Bianchi nel 1916, per prima, assegnò alla Ciociaria il Circondario di Sora, anche se, già nel 1895, Filippo Porena, per l’uso degli stessi calzari, aveva assimilato ai ciociari gli abitanti della Valle del Liri.
Nel 1924 la Ciociaria raggiunse la massima estensione nella Carta geografica di Costantino Cipolla, comprendendo parte della Valle dell’Aniene, le Valli del Liri e di Comino, la catena dei Monti Ernici, la Valle del Sacco, i Monti Lepini, Ausoni ed Aurunci e la costa tirrenica da Ardea (RM) a Mondragone (CE).

Ricostruzione della perimetrazione della Ciociaria, fine ‘800.
Nel 1926, con il primo provvedimento governativo che prevedeva la creazione della Provincia di Frosinone, contestata, tuttavia, da non pochi studiosi dell’area regnicola, in quanto non supportata da serie motivazioni storiche ed, inoltre, gravemente penalizzante il contributo della componente culturale campana nel moderno Lazio – la Ciociaria veniva dotata di uno sbocco al mare, che fu peraltro subito revocato (1927).
In tale circostanza, però, le fu negata anche gran parte dei centri appartenuti alla Ciociaria della Croce. Nella formulazione del concetto di Ciociaria rilevante fu l’influenza avuta dal confine tra i due Stati preunitari, peraltro facile da attraversare, in piccola parte segnato dal Liri.
Nell’identificazione della Ciociaria gli storici e gli archeologi vi riconoscono i territori degli antichi popoli preromani; i geografi gli aspetti morfologici ed orografici; i linguisti seguono i criteri legati al dialetto; gli esperti di tradizioni popolari l’omogeneità dell’abbigliamento; i letterati sentono l’aura della Ciociaria specie nella bellezza del paesaggio e delle donne.

Ricostruzione della perimetrazione della Ciociaria,
secondo l'ipotesi di Adele Bianchi (1916).
Alcuni intellettuali hanno con passione parlato di una terra ciociara (De Libero, De Santis, Purificato e Bragaglia), altri (Biancale e Landolfi) – anche mossi dallo sdegno di avere come capoluogo Frosinone, la cui storia non è tra le più rappresentative – evidenziano le differenze storiche tra le due anime provinciali, il ruolo del confine, la rudezza dei costumi e l’ignoranza degli abitanti dell’ex area papalina.
Tali polemiche sono il riflesso di quelle emerse già dopo il 1927, quando forti contestazioni furono mosse dai Comuni di Alatri, Cassino, Sora e Veroli, aspiranti a diventare capoluogo di Provincia; come ricorda Carlo Bergamaschi, in questo incerto clima, si vide sfolgorare la lucente spada del Duce, a minacciare di soppressione la Provincia.
La Ciociaria è stata, finora, considerata un’entità metaforica, letteraria, antropologica legata alle cioce, calzari quasi certamente portati dagli Aurunci, dagli Equi, dagli Ernici e dai Volsci, popoli dai quali per molti decenni si sono fatti discendere i ciociari per il loro carattere fiero e la supposta purezza dei tratti etnici.
Tale argomento fu ripreso dal Fascismo che amplificò l’aspetto guerriero delle tribù preromane, paragonandolo all’eroismo dei fanti ciociari nella I guerra mondiale ed esaltò la bellezza delle loro donne, la loro fecondità e l’attaccamento alla famiglia e al lavoro.

Ricostruzione della perimetrazione della Ciociaria (massima estensione)
secondo l’ipotesi di Costantino Cipolla (1924).

Perimetrazione della XV Comunità Montana “Valle del Liri” e della parte della
Ciociaria della Croce rimasta esclusa dalla Provincia di Frosinone..
Nel volume "Gente di Ciociaria" questo argomento è trattato alle pp. 60-105.