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Nell’ultimo secolo in Italia si è avuto un progressivo calo degli addetti in agricoltura: dal 70-80% della popolazione si è giunti al 4-5%, dal momento in cui la forza fisica di uomini e quadrupedi domestici è stata sostituita dalle macchine e la chimica (fertilizzanti, diserbanti, antiparassitari) e la selezione genetica (spighe con qualche centinaio di chicchi invece di pochi), hanno di molto innalzato la produttività.
Già adesso negli U.S.A., grazie a metodi di produzione tra i più avanzati, meno dell'1% della popolazione è impegnata in agricoltura, ma realizza un prodotto tra i più elevati al mondo, che copre le necessità interne, garantisce le riserve e in larga parte viene esportato.
Fino a pochi decenni fa i contadini hanno arato i campi, seminato, mietuto e trebbiato, usando la loro forza muscolare, unita a quella di buoi, bufali, cavalli, muli e somari in Ciociaria, come in tutta l'Italia.
Ma nella nostra nazione di recente molte colture sono state dismesse e tante produzioni vengono importate; campi non irrigui o accidentati rimangono incolti.
Vi sono giovani, pochi purtroppo, che, attratti dal fascino della natura e della terra, conducono ancora un’agricoltura di qualità con criteri biologici, ma con una bassa resa economica; il resto della produzione è sempre più spesso nelle mani di organizzazioni ispirate a modelli industriali; tra di esse ve ne sono poi alcune che puntando a profitti sempre più elevati, privilegiano la quantità e l’aspetto esteriore dei prodotti, e ricorrono sempre più ad aiuti fuori controllo della chimica o ad altre sofisticazioni.

Federico Proia, uno degli ultimi contadini “puri” della Ciociaria,
che quasi ottantenne ancora lavora i suoi campi a Fontana Liri con sistemi tradizionali, eco-compatibili.
In Italia oggi non si produce quasi più grano duro, perché è stato possibile acquistarlo finora a basso prezzo da paesi stranieri ed anche dagli U.S.A., dove talora è coltivato con macchine potenti guidate dai computer, le quali, ruotando intorno ad un centro, lavorano campi circolari. Ma oggi in Italia si sta verificando un sensibile aumento dei prezzi del grano duro, provocato dall'incentivazione delle coltivazioni cerealicole per la produzione di bioetanolo a scapito di quelle alimentari.
Sui campi moderni di oltre Oceano vi sono poche persone, perché ormai macchine potenti operano in modo automatico e l’uomo compare solo nel montaggio dei pezzi ed in caso di guasti.

Campi coltivati con tecniche moderne a Wray, Colorado, U.S.A.
Gli attuali processi produttivi del pane ci rivelano che già oggi sono gestiti da uomini che non si incontrano: costruttori europei di componenti meccaniche, inventori asiatici di software, programmatori americani di sistemi distributivi, trasportatori internazionali ed in ultimo, in sede locale, esecutori di processi alimentari finali, collegati solo dalla grande rete del commercio mondiale.

Alla vanga, dipinto di Arnaldo Ferraguti (1890).
Per concessione del Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza.
In un clima di così forti trasformazioni, l’antropologo che nella nostra penisola volesse studiare il mondo dei contadini storici, lo potrebbe fare solo guardando indietro.
Le migrazioni stagionali, avvenute per secoli anche in Ciociaria, dei vangatori, dei mietitori, degli allevatori transumanti, così come avvenuto in buona parte dell’Europa, non esistono quasi più.
I cambiamenti di quest’ultimo mezzo secolo, perciò, ci hanno spinto a studiare in modo nuovo la civiltà contadina dell’Italia centrale, valutando come tante forme di vita e di lavoro siano definitivamente tramontate (sotto certi aspetti bisogna dire per fortuna).
Ma la ricchezza delle espressioni, i comportamenti, i condizionamenti, le difficoltà incontrate e superate dai rurali e dai pastori sono ormai legate ad un passato che richiede solo letture indirette, ricostruttive, sempre più simili a quelle archeologiche.
Tuttavia il loro pensiero ed i modi di vita sono sedimentati nel nostro DNA, anche se incontriamo sempre maggiori difficoltà nell’identificarli.
Studiarli è cosa preziosa, per rilevare gli aspetti basilari della “civiltà” contadina, che sta talora lasciando spazio, come alcuni indizi indicano, all’avida ed insensibile “inciviltà” della produzione agro-industriale.

Contadina che dà erba ad un vitello. Cartolina postale (1922).
In questa ricerca sulla Ciociaria, lo studio delle tradizioni degli ultimi contadini e pastori ha fatto in modo che ci sentissimo un pò al loro fianco perché, scoprendo la durezza del loro vivere, abbiamo incontrato anche tanta fierezza, intelligenza, saggezza, che tale gente ha espresso nella lotta per sopravvivere e progredire.
Il Museo di Arce espone una ricca selezione di “beni immateriali”, disegni, dipinti, stampe, per lo più prodotti dai viaggiatori stranieri dell’‘800, che ci mettono a contatto con la vita dell’epoca.
Esso nasce con l’idea di essere “complementare” a quello di Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR), che conserva una ricchissima raccolta di oggetti del mondo contadino e dei vecchi mestieri, ma che, alla scomparsa del creatore, è rimasto privo di molti racconti, pensieri, comportamenti del vissuto popolare.
Un grande segno di riconoscenza va a questo grande Amico, perché senza il suo insegnamento e la sua spinta propulsiva difficilmente sarebbe sorto il Museo della Gente di Ciociaria

Vanga e latte. Cartolina postale riproducente un dipinto di Teofilo Patini (1883).
Nel volume "Gente di Ciociaria" questo argomento è trattato alle pp. 42-59.