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Le cioce erano il calzare tipico del Basso Lazio, diffuso anche in molte regioni dell'Italia centrale e meridionale che, fin dal Settecento, dette il nome ad una parte del suo territorio (Ciociaria) ed ai suoi abitanti.
La loro origine e' controversa ed una colta tradizione, basata su un passo dell'Eneide, le riporta al popolo degli Ernici i cui centri maggiori furono Ferentino, Anagni, Alatri, Veroli e Frosinone.
Negli ultimi secoli sono state per eccellenza le calzature autocostruite piu' economiche; realizzabili con pelli bovine, ovine, suine, bufaline ed asinine, naturali o conciate, erano robuste ed adatte per camminare su campi lavorati e su percorsi impervi, nonchè resistenti a lavori usuranti, come la vangatura.
Nella loro costruzione erano impiegate lesine o coltelli per il taglio del cuoio - che, non di rado, manteneva il caratteristico pelame - e la sgorbia (scalpello a lama per praticare fori pressochè rettangolari o ovali, uguali tra loro, per il passaggio delle stringhe).

Donna di Ciocia. Incisione acquerellata di autore non identificato (prima meta' 800)
Il calzare era dotato di un plantare di cuoio curvato a forma quasi di barchetta, in alcuni casi con una punta, più o meno accartocciata ed inarcata, legato da lunghe stringhe, anch'esse di cuoio ma flessibili, avvolgenti il polpaccio fino al ginocchio, con all'estremità due spaghi per un'agevole annodatura. In antico, al posto delle stringhe, si usavano spaghi, cordicelle o fettucce.
Sotto il plantare erano inseriti, con chiodi o grappe artigianali, due rinforzi (taccuni) di cuoio sui quali si applicavano le bollette, chiodi molto corti e dalla testa ampia e bombata con funzione antiusura e antisdrucciolo. Dopo la seconda guerra mondiale il cuoio e' stato sostituito da pezzi di copertone e di camera d'aria di pneumatici.

Vari esemplari di cioce provenienti da Alatri, Montelanico, Frosinone e Arpino.
Corredavano le cioce i calzettoni di lana, utili contro il freddo ed il morso delle vipere, ricoperti da panni di canapa o di lino; i pastori, per difendere le gambe dai rovi e dall'acqua, indossavano il guardamacchia: una pelle di capra dal lungo pelame, posta sopra i calzoni e legata alla cintura e ai polpacci.

Giovinetto degli Abruzzi e Giovinetta degli Abruzzi. Incisioni di Keller (1874).
L'uso delle cioce, noto anche in tutto il Regno delle Due Sicilie, nelle Marche, in Toscana ed in Umbria, è durato nell'Italia centrale fino agli anni '60 del XX sec.; ancora oggi, al di là delle manifestazioni folcloristiche, è documentata qualche loro presenza, tra i pastori dei Monti Lepini, dei Monti Ausoni e della Valle di Comino.
Fuori dall'Italia alcuni tipi di calzature, riconducibili alle cioce sono, tuttora, in uso presso alcune popolazioni rurali decentrate dell'Albania, della Grecia, della Romania e della Russia