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Dal Settecento la Ciociaria fu meta di numerosi viaggiatori provenienti da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Russia e Svezia, spinti dal desiderio di conoscerne le bellezze artistiche e le testimonianze della cultura classica e medioevale. In tali viaggi essi erano anche colpiti dai paesaggi, dai costumi e dai comportamenti delle popolazioni, sì da dedicare molta attenzione alla registrazione delle usanze e del carattere delle genti incontrate.
I viaggiatori erano, in genere, ricchi e nobili signori o giovani, che avendo da poco compiuto il ciclo degli studi umanistici, consideravano la discesa in Italia come il naturale coronamento di un ciclo della loro vita.
Mentre i primi non disdegnavano la compagnia di qualche connazionale e, talvolta, anche di artisti, i secondi erano attratti dall’avventura e dalla possibilità di vivere spensieratamente questa esperienza di viaggio.

Tra le rovine d’Alba Fucense presso il Lago del Fucino (Regno di Napoli).
Litografia di Coignet (†1860).
Costante era l’appoggiarsi durante i loro spostamenti a persone del luogo alle quali si richiedeva la dettagliata conoscenza dei territori e della loro storia, la protezione dalle insidie dei briganti, l’indicazione di una taverna rassicurante e una lettera di presentazione al sindaco o ad altra autorevole figura del successivo centro da visitare.
I viaggiatori, in genere, si rivolgevano agli esponenti più in vista della Comunità: i “galantuomini”, ricordati nelle loro memorie.
Durante il peregrinare, specie in ambiente urbano, erano attorniati da bambini curiosi, chiassosi, petulanti e desiderosi di danaro e cibo.
Quanto di curioso o pittoresco si offrisse ai loro occhi diventava oggetto di registrazione in appunti, in diari, in schizzi, in disegni o fissato in dipinti, riportati in Patria come tesori di scoperta visiva o antropologica e, successivamente, divulgato in monografie, in articoli su giornali e riviste specializzate determinando, così, in altri connazionali, parimenti colti, il desiderio di ripetere tali suggestive esperienze.
La loro descrizione dei caratteri delle città e della natura si alternava, così, con i momenti del quotidiano, del divertimento e della religiosità; questi resoconti ci rivelano spaccati sociali, talora, insostituibili per ricostruire la vita delle classi povere, in quanto scritti da persone spesso estranee al mondo cattolico e molto critiche nei suoi confronti.

(Artisti stranieri) Alla fontana di Olevano. Disegno di A.A. von Werner (1875).
L’editoria di molte nazioni estere, anche grazie al contributo di eccellenti disegnatori, autori di una vasta serie di immagini dal vero da considerare alla stregua di reportages fotografici ante litteram, registrò, nella seconda metà del XIX sec., un forte sviluppo delle opere divulgative sull’Italia, tradotte in più lingue, sì da contribuire indirettamente, partendo da quell’osservatorio privilegiato costituito dall’Urbe e dall’Agro Romano, alla conoscenza e/o alla riscoperta della storia e delle costumanze della nostra Provincia.
Fondamentale è stato l’apporto degli stranieri nello studio delle mura in opera poligonale (dette anche ciclopiche o pelasgiche o saturnie), che caratterizzano il paesaggio storico della Ciociaria.

Porta sotterranea ad Alatri. Litografia di C. Hullmandel (ca.1840).
Già dal 1792 L.C. Francois Petit Radel effettuò una serie di viaggi nei territori abitati dai Volsci, proponendo nel 1801 all’Istituto di Francia il termine di poligonie irregolari per definire questo tipo di muratura.
Nel 1829 l’Instituto di Corrispondenza Archeologica, all’epoca massima espressione in Italia della cultura umanistica, invitò, attraverso una lettera di Oskar Gerhard, i viaggiatori che percorrevano le lande italiane a segnalare alla propria direzione tali mura, corredando lo scritto con il rilievo delle rovine, assicurandone la stampa su uno dei suoi tre prestigiosi periodici: il Bullettino, gli Annali ed i Monumenti.Notevole, in tal senso, si rivelerà il contributo di William Gell e di Edward Dodwell; significativa fu poi la diatriba insorta tra il Petit Radel, che asseriva un’origine pelasgica delle mura, e la Scuola tedesca che, attraverso gli scritti di Christian Karl Bunsen e del già ricordato Gerhard, tendeva a rifiutare ogni rapporto mura/Pelasgi.

Antiche mura poligonali al Monte Circeo. Litografia di E. Lear (1846).