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La Ciociaria è morfologicamente delimitata ad est dalla dorsale degli Appennini (Monti Simbruini, Cantari, Ernici e Mainarde, in inverno spesso coperti di neve) e si sviluppa principalmente in tre grandi Valli, quella del Sacco, del Liri e di Comino.
Ad ovest è delimitata dai Monti Lepini, Ausoni ed Aurunci, oltre i quali in passato si estendeva la Pianura Pontina, occupata da paludi ed acquitrini non bonificati, che d’inverno accoglieva nei suoi margini pascolivi i pastori ciociari transumanti.
I rilievi montuosi ed alcuni sistemi collinari sono coperti da boschi di faggio, di castagno e di quercia, un tempo popolati da orsi e lupi, dominio storico dei ciociari (boscaioli, traversari, carbonai) e da pascoli frequentati da allevatori di bestiame (pecorai, caprai, vaccari, cavallari, porcai). Il territorio delle valli e delle colline, invece, è stato storicamente abitato e lavorato dai rurali.
Un importante fiume, il Liri, vi scorre nel fondovalle, con i suoi affluenti: il Sacco, il Cosa, il Fibreno, che forma il Lago di Posta Fibreno dalle acque cristalline, il Lacerno, il selvaggio Melfa ed il Gari dalle fresche acque.
Il Liri, che a Sant'Ambrogio prende il nome di Garigliano, pur essendo in passato protagonista della storia, dell’economia e dell’immagine paesaggistica del territorio, era dotato di pochi ponti e per un tratto era confine tra due Stati.

Isola del Liri - Passaggio sul Liri a S. Domenico (Barca S. Domenico).Cartolina postale (inizi ‘900).
Nonostante i grandiosi lavori compiuti dal 41 al 52 d.C. da 30 mila operai, l’opera di svuotamento ebbe un successo parziale sia per la natura del terreno, sia per errori tecnici, tanto che la galleria rimase per secoli insabbiata e solo in seguito agli accurati lavori promossi dal principe Alessandro Torlonia nel 1868 il Lago fu definitivamente prosciugato e da quel momento tutte le acque della sua Piana sono defluite nel Liri (con un sostanziale aumento di portata), che in alcuni casi, nonostante la regolazione delle paratie a monte dell’emissario, hanno prodotto soprattutto nelle piane di Sora e di Isola del Liri allagamenti, a cui si è posto riparo con la costruzione di robuste arginature.
Ma il Liri ha creato fin dall’antichità alcune singolarità fisico-naturalistiche di elevato pregio paesaggistico: a 6 km a valle di Sora forma due spettacolari cascate, alte intorno ai 30 metri, una obliqua ed una verticale, le cui acque defluiscono in rami che successivamente si ricongiungono.L’area racchiusa da questi due bracci fluviali formò sin dal Medioevo una zona molto ben protetta dalle acque, l’Insula Filiorum Petri, che in seguito fu chiamata Isola del Liri.
Queste due cascate, distanti tra loro solo qualche centinaio di metri, e, caso unico al mondo, inserite mirabilmente in un contesto urbano storico, colpirono fin dal ‘700 i viaggiatori stranieri, che numerosi accorsero ad ammirarle e a ricavarne dipinti, alcuni conservati nei maggiori musei europei.
Tutto il sistema idrografico del Liri interessò anche molti imprenditori d’Oltralpe (i Lefebvre, i Compte, i Beranger, i Boimond, i Courrier, i Lambert, i Roessinger, ecc.), che decisero di impiantarvi insediamenti industriali per la lavorazione della carta e della lana, tanto che dal ‘700 a tutto l’‘800, grazie alla spinta delle acque fluviali sulle pale dei rotoni idraulici, tutta l’area divenne il primo fiorente centro industriale del Sud ed Isola fu detta la “Manchester del Regno di Napoli”.

Veduta del Castello dell’Isola di Sora, Regno di Napoli. Disegno di C. Bourgeois (1804).
Questa immagine è qui invertita, essendo stata in origine incisa a rovescio.
Il Liri, che con le sue memorie di archeologia industriale offre scorci panoramici di elevato pregio fisico-naturalistico, è stato nel tempo oggetto di grandi interventi, alcuni per fortuna rimasti sulla carta, di forte impatto ambientale, tali da poterne condizionare il percorso, le portate ed i relativi eventi idrologici.
Oltre alla funzione naturalistica, di difesa e sicurezza, questo fiume ebbe una grande importanza per lo sfruttamento energetico delle acque e dalla fine del ‘700 fece affluire cospicui investimenti soprattutto da parte di imprenditori francesi ed arpinati, che costruirono o recuperarono molti opifici sulle sue sponde.
Ancora oggi sopravvivono numerose testimonianze di tale periodo, qualcuna visitabile (cartiere Lefebvre, Mancini e Boimond, Castello Boncompagni-Viscogliosi, lanificio S. Francesco), che garantiscono alla città una preminente funzione culturale.
Lo stupendo patrimonio degli habitat naturalistici, delle bellezze ambientali e dell’archeologia industriale va comunque sempre difeso sia per la conservazione delle memorie storiche, sia per valorizzarne tutte le potenzialità turistiche.

Veduta dell’Isola del Liri. Disegno di J.B.A. Tierce, Paris (1781-1786).