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Quando si analizzano i caratteri di una popolazione attraverso le descrizioni letterarie di vari autori o le immagini di più artisti, in molti casi può capitare che esse non derivino sempre tramite un contatto diretto, ma rielaborate su un modello precedente e, pur con varianti minime, riproposte: questo può dar luogo alla condizione di dover analizzare e/o ricostruire un determinato contesto mediante letture spesso stereotipate di quella realtà, che ci allontanano dalle fonti prime e coeve. L’esaminare, invece, ampie raccolte di canti originali o di detti e proverbi popolari, rimasti intatti nella loro trascrizione di prima mano, porta all’impiego di materiali rimasti fedeli alla primitiva ed autentica espressione popolare, non essendosi aggiunte ad esse né interpretazioni, né rielaborazioni di altri autori.
A nostro avviso molti brani della poesia popolare e dialettale, della paremiologia e delle raccolte dei canti sono manifestazioni primarie e dirette, sono voci autentiche della gente che li ha elaborati, o cantati, anche in qualche caso assimilandoli da altri contesti, li ha fatti circolare – impiegandoli per la propria edificazione, o per trasmettere messaggi morali – e poi ce li ha tramandati.
Finora molti raccoglitori si sono fermati a riunire in modo più o meno corretto e frammentario questi materiali e a pubblicarli; nessuno si è spinto a farne una lettura dei contenuti all’interno dei contesti socio-economici e culturali (pensiero e credenze popolari, visione filosofica del mondo, spiritualità), cosa a nostro avviso ormai necessaria.

Famiglia Ciociara ragionando sull’Istoria.
Incisione di Bartolomeo Pinelli (primi decenni ‘800).
Dei ciociari si hanno molti materiali riferibili alla saggezza popolare (detti e proverbi), che meritano di essere indagati, per proporne letture critiche riferite sia all’epoca in cui tali espressioni erano sulla bocca di tutti, sia ad oggi, per misurare, eventualmente, le distanze di pensiero e di comportamento tra le due epoche.
Oltre ai tanti contributi, in verità non molto estesi, perché talvolta collezionati con ritardo, apparsi sulle pubblicazioni locali, si dispone di una raccolta finora inedita e molto vasta di detti popolari e proverbi, risalente ad anni anteriori al 1932, fatta da Giuseppe Zumpetta, capitano medico (Arpino 1871-1932), poeta, autore anche di preziosi versi dialettali pubblicati in Amóre i ppatria Arpino 1928 e collaboratore della Rivista italiana di Letteratura dialettale.

Particolare di Alla vanga, dipinto di Arnaldo Ferraguti (1890),
conservato nel Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza.
Profondo conoscitore dell’opera di Giuseppe Pitré e delle tradizioni popolari ciociare ed in rapporti epistolari con Filippo Fichera, egli negli anni della pensione dedicò nella sua terra d’origine tutte le energie in tale ricerca, non giungendo, purtroppo, a pubblicarla per la prematura scomparsa.

Scuola di campagna. Cartolina postale, riproducente un acquerello

Problema difficile. Cartolina postale del 1929,
riproducente un dipinto di Arturo Moradei (†1901).
Ma il suo lavoro, pressoché completo, non si limita al semplice compendio delle espressioni popolari locali (alcune migliaia), ma, in tutti i casi possibili, le paragona ad un numero enorme di detti omologhi (decine di migliaia) rinvenuti, a partire dalla letteratura greca e latina, nella memoria popolare di tanti paesi dell’Italia centrale, di molte regioni italiane e di varie nazioni estere.
La mole dei dati è impressionante, soprattutto per la difficoltà all’epoca di reperire vaste collezioni di detti e proverbi in assenza di tutti gli attuali mezzi di comunicazione ed informazione ed, abitando in un piccolo centro come Arpino, lontano da biblioteche specialistiche.
Il materiale, sistematizzato e suddiviso in cento argomenti, da Abitudini, Affetti, Agricoltura... a Vino, Vizi, Voglie, riguarda praticamente quasi tutti gli aspetti della vita umana, e risulta oggi molto prezioso perché documenta in profondità il pensiero popolare, specie quello delle classi più umili, su una vastissima area, che inizia da Arpino, abbraccia tutta la Ciociaria e poi si estende a buona parte dell’Europa, partendo soprattutto da fonti orali, prima che i grandi mezzi (radio, televisione, giornali) innescassero un’accelerazione del mescolamento di elementi culturali trasnazionali e ne amalgamassero maggiormente le forme ed i contenuti.

Vangatori. Incisione di A. Hennebicq e W. Hollidge (1871).
Alcuni dei detti trascritti risalgono, come si è detto, al mondo greco-romano a dimostrazione di come non si sia mai interrotto nell’attuale Lazio meridionale il rapporto con l’antichità classica, delle cui tracce fino a pochi anni fa i ciociari sono stati fedeli conservatori in varie espressioni dialettali locali.
Lascia stupiti, poi, la forte omogeneità nella formulazione di detti sullo stesso tema in un ambito spaziale molto vasto (continentale) e la continuità bimillenaria, con il mondo antico, operata esclusivamente per mezzo della trasmissione della cultura orale.