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Nella vita religiosa dei ciociari la festa del santo patrono ed il pellegrinaggio sono i due momenti più sentiti.
Con il primo, la Comunità ribadiva la sua identità rispetto ai centri limitrofi; il pellegrinaggio era condotto, invece, per lo più all’interno di un gruppo di fedeli (compagnia) dotato di stendardo ed assistito da un religioso.
Caratteristica del pellegrinaggio è l’offerta della fatica del viaggio alla divinità, ma anche l’incontro con il soprannaturale, che sovente ebbe a mostrarsi in luoghi silvestri a persone umili.
Il contatto con la divinità avviene con il bacio di una reliquia o attingendo l’acqua da una fonte miracolosa o parlando con l’immagine sacra.
Vero scopo del pellegrinaggio è una grazia, non solo di carattere terapeutico; ottenutala, il fedele ritorna nel santuario con un ex voto, segno della benevolenza divina, per fissare qui la sua presenza

Ciociara in pellegrinaggio. Disegno a matita ed acquerello (metà ‘800).
Molto frequentati erano i santuari mariani e quelli con santi “specializzati”: difesa dai morsi di animali (S. Domenico e S. Eleuterio), epilessia (S. Donato), dolori nevralgici (S. Deodato) ecc. Gli ex voto in legno, lamine zincate (entrambi con eventi della microstoria locale), argento ed oro, risultano, non di rado, caratterizzati dalle lettere G.R. (“Grazia ricevuta”).
Gli oggetti più preziosi sono però venduti per la manutenzione del complesso.
Ancora oggi vengono donati completi da neonato ed abiti da sposa.
Un capitolo a parte meritano le foto di singoli e di gruppi di devoti, da considerare utili fonti documentarie.
In alcuni santuari (Madonna di Canneto e Ss.ma Trinità) sopravvive l’usanza del “comparatico”: due persone, congiunti i loro mignoli, li bagnano nell’acqua e recitano alcune preghiere, diventando cumpari o commari, dando così vita ad una vicendevole solidarietà.

Ciociara in pellegrinaggio. Incisione acquerellata di S. Marroni (prima metà ‘800).
Quasi tutti i santuari frequentati dai ciociari sono situati in territori montani; per i fedeli, però, l’Appennino non rappresentò mai un ostacolo alle loro “marce”.
Dal secondo dopoguerra, per favorire il ritorno degli emigrati, in alcuni santuari è prevista una doppia festa; non mancano poi abbinamenti di due devozioni all’interno dello stesso tempio (Settefrati e Vallepietra).

Festa di San Lidano a Civita d’Antino. Dipinto di K. Zahrtmann (1890).
Intorno al santuario, oltre ad oggetti devozionali si vendevano generi alimentari, strumenti musicali e di lavoro, capi di abbigliamento e bestiame (fiere di Arce, Boville Ernica, Settefrati, Sora e Vallepietra).
Alcune fonti orali riportano che i fedeli, dopo un giorno passato in preghiera, alla sera intonavano canti popolari (strambotti e stornelli), mentre i giovani tentavano i primi approcci amorosi.
Ritrovamenti archeologici attestano come alcuni santuari si siano stratificati su aree sacre di età preromana e romana (Madonna di Canneto e Ss.ma Trinità) o siano stati eretti su strutture abitative romane (S. Domenico e S. Maria a Fiume).
I miti fondativi si basano sul ritrovamento di un capo di bestiame smarrito, o di buoi precipitati da un dirupo, trovati incolumi davanti ad un’immagine sacra (Madonna della Figura e Ss.ma Trinità), o su miracolose apparizioni.
Altri santuari sorgono sulla tomba di un santo o ne ospitano una reliquia.
Evidenti poi i collegamenti fra più santuari, visitati dai fedeli nello stesso pellegrinaggio (Madonna di Canneto e S. Domenico a Sora; Madonna delle Grazie a Sora e S. Gerardo) o nell’anno (S. Domenico a Sora, Cocullo e Villalago).
A Gallinaro il luogo sacro avvicinò abruzzesi (Scanno e Pettorano sul Gizio), cominensi e tirrenici (Minturno), favorendo rapporti di amicizia ed anche aspre discussioni su quale Comunità fosse preferita dal santo.

Pellegrina attraversa il ponte sul torrente Renzi strisciando la lingua a terra.
Foto di Luciano Morpurgo (1920-1923).
I pellegrini ciociari si spingevano anche fuori regione fino a S. Michele Arcangelo sul Gargano, a Loreto nelle Marche e nei luoghi francescani di Assisi; in questi casi le compagnie impiegavano a piedi oltre una settimana all’andata ed una al ritorno.
Forti poli di attrazione erano anche le grandi Basiliche di Roma, visitate, soprattutto, in occasione dei Giubilei.
Nelle stampe i ciociari venivano ritratti al loro arrivo a Piazza S. Pietro; qui bivaccavano sui gradini della scalinata o si sdraiavano a terra come mucchi di cenci, mettendo ben in evidenza il bastone con croce (dalla valenza religiosa e civile, sostegno nel cammino, difesa da cani randagi e da malviventi), le grandi conchiglie, i rosari e le immaginette sacre infilate nei cappelli.

Sulla via per il Divino Amore. Acquerello di E. Nardi (1930).
La presenza di una forte società conservatrice ha permesso che molte forme di culto si perpetuassero fino a pochi decenni fa; su di esse si sono oggi innestate le differenti esigenze religiose dei gruppi organizzati.
Nel volume "Gente di Ciociaria" questo argomento è trattato alle pp. 354-407.