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La Ciociaria, territorio dell’anima, è stata cantata da poeti e raccontata da scrittori di fama nazionale ed internazionale con brani dedicati a tutta l’area o alle Valli del Sacco, di Comino e del Liri ed il loro contributo è carico di significati legati alla sensibilità o alle loro vicende biografiche.
Vanno considerati importanti, poi, anche alcuni poeti dialettali, perché, senza ricorrere a versi edulcorati, hanno delineato canti di autentico legame affettivo o di sdegno per le dure condizioni di vita dei ciociari.
Riccardo Gulia, poeta dialettale di Sora, scrisse Terra ciociara all’inizio della II guerra mondiale, per offrire un po’ di speranza ai conterranei, facendo intravvedere loro condizioni positive, destini favorevoli e quelle capacità interiori, che l’individuo può utilizzare per reagire nei momenti storici difficili.
In tale composizione inneggia alla Ciociaria, definendola terra felice e generosa, loda la razza ciociara, che, come le balie, soffre ma si sacrifica e va avanti.

Studi Vari (ciociara alla fonte).Disegno acquerellato di F. Grenier (1844).
Libero De Libero scrisse un canto appassionato, intitolato Ascolta la Ciociaria. Il testo è un susseguirsi di veloci, ermetiche sensazioni. Con ritmo serrato il poeta passa in rassegna 29 centri ciociari: non è un elenco di luoghi, ma un ventaglio di richiami e sorprese nascoste.
Lancia al lettore un invito perentorio:
porga attenzione alla Ciociaria come qualcosa di profondo, scavandone le remote poetiche radici:
ascolta la Ciociaria alle sorgenti.
Questo territorio è un pullulare di elementi di vita, ogni paese è in grado di donare sensazioni uniche,inquadrate all’interno dello scorrere delle stagioni, dal galoppo del vento a Collepardo all’inno santissimo a Vallepietra.
Vi sono alcune strofe a tema, quella dedicataalle ciociare inizia con Tu non conosci la donna ciociara, di cui descrive il forte fascino con cui attrae l’uomo che la osservi, trascinandolo dietro la sua malia.
Ma bisogna stare attenti, perché in lei vi è un segreto di spine, che scuote,che disarciona, che schianta chi voglia impadronirsene. Curzio Malaparte in Olimpo di Ciociaria, percorre un itinerario da Sessa Aurunca fino a Monte Fumone, per lui monte degli dei.

Il saltarello (Stato della Chiesa). Disegno dal vero di Theodore Valerio (†1879).
Vi osserva i contadini che lavorano i campi: sembrano antichi soldati romani, tornati da una lunga guerra, o emigranti rientrati dall’America a pascolare greggi e coltivare avari campicelli.
Dal loro aspetto si denotano caratteri testardi, chiusi, di intelligente materialità, simile a quella dei loro antenati costruttori di mura poligonali ed afferma:
Non si fanno ammazzare per il denaro... i Ciociari non furon mai soldati di ventura, né amano le avventure, il rischio per il rischio.
Combattono e si fanno ammazzare per cose serie, per la loro donna, per la loro casa, il loro gregge.
Corrado Alvaro descrive le ciociare a Roma, mentre il commediografo Anton Giulio Bragaglia in Cioce con le ali si meraviglia di chi ha vergogna di essere considerato ciociaro ed afferma:
Io che questo timore non ho, voglio esser detto ciociaro. Giacché sto a casa mia nelle capitali d’Europa, d’Asia e d’America, dove sono andato e tornato più volte in vita di ciociaro emigrante.
Pier Paolo Pasolini scrive Terra di Lavoro, un canto di affetto tradito e di denuncia per l’immobile fatalismo che avvolge queste popolazioni.
Scruta in treno i suoi compagni di viaggio oltre le loro maschere tragiche: donne e uomini tristi, preoccupati, che masticano a stento un pezzo di pane unto, quasi un boccone rubato e reagiscono arrossendo, quasi a scusarsi di non aver colpa del loro triste stato.

Campagnuolo (della Campagna Romana) di Autore non identificato (1876).
È un gregge di individui deboli, dai volti rassegnati, che non conosce la luce del riscatto. Fulvio Cocuzzo, artista poliedrico, attore, poeta dialettale, musicista, ha dedicato alla Ciociaria uno dei canti più sentiti, Suddista, in cui invita il Sud d’Italia, dopo le infinite occupazioni straniere, a ribellarsi contro gli sprezzanti giudizi dei Leghisti. Dedica, poi, alla Val Comino un accorato canto d’affetto e di solidarietà per una rinascita civile ed economica. Umberto Mastroianni descrive in forma poetica e fortemente visiva la Valle del Liri, quella dei luoghi più significativi della sua infanzia. Infine il poeta dialettale Attilio Taggi, l’usignuolo della Ciociaria, canta in modo surreale la Valle del Sacco, luogo non intaccato da problemi sociali, dove al canto gioioso dei lavoratori vorrebbero far da coro anche i piccoli animali del prato, del fiume, del bosco e dell’aria.
Nel volume "Gente di Ciociaria" questo argomento è trattato alle pp. 106-127.