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Nell’agosto 2007, mentre stava per andare in stampa la pubblicazione scientifica ed una guida breve sui temi della Gente di Ciociaria, che, insieme al Museo di Arce, dedicato allo stesso tema, offrono ai lettori una prima chiave di interpretazione dell’area geografica e delle componenti sociali (contadini, boscaioli, pastori, operai) che nel passato, hanno caratterizzato la vita della Provincia di Frosinone, al cui sacrificio – unitamente a quello dei tanti emigrati all’estero – si deve gran parte dello sviluppo economico e dello stato di benessere attualmente riscontrabile nell’area, un gravissimo episodio, purtroppo non il primo, ha sconvolto la vita del Museo.
Di nuovo teppisti, barbari, rozzi, vigliacchi – ragazzi e ragazze – hanno danneggiato i materiali esposti ed altri, in corso di montaggio, che ne completavano l’allestimento.
È questo un colpo assai duro, un’altra ferita, a cui, però, si oppone di nuovo la ferrea volontà di quanti nel corso di lunghi anni di ricerche e di studi hanno lavorato per la sua realizzazione e che fortemente vogliono impedire che diventi una stoccata mortale.
Ignoti, che dovrebbero essere smascherati per le abbondanti tracce lasciate sul luogo dell’infamia, ora al vaglio degli inquirenti, dopo aver abbattuto una porta metallica, sono penetrati nel Museo, non ancora aperto al pubblico, abbandonandosi a molteplici atti di teppismo sui pannelli didattici ed illustrativi.
Dalle impronte delle scarpe lasciate sui pannelli divelti e calpestati e da altri indizi risulta coinvolto un gruppo di individui, presumibilmente giovani, di entrambi i sessi. Il danno arrecato all’istituzione museale è stato ingentissimo, ancora più doloroso di quello verificatosi tre anni fa, quando altri vandali, o forse gli stessi, spinti dalla noia del vivere quotidiano e dal desiderio di impedire con un’azione violenta un vero sviluppo culturale di Arce, devastarono il Museo, sfogando il loro malessere sugli apparati esposti.
Nel novembre di quell’anno per iniziativa della XV Comunità Montana Valle del Liri il Museo venne provvisoriamente aperto e fu organizzata una giornata di studio e solidarietà, durante la quale il prof. Dino Giovannone, presidente della XV Comunità Montana, il sindaco di Arce Giuseppe Corsetti, il consigliere Roberto di Ruscio in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e insieme a loro un gruppo di demoantropologi, storici del territorio, intellettuali locali, operatori del mondo della scuola e semplici cittadini ribadirono l’alto valore culturale dell’esposizione e si interrogarono sui motivi del vile atto e sulla necessità di prevenire e combattere analoghi comportamenti vandalici.
Adesso, mentre con pazienza si stava recuperando una parte del materiale allestito e ci si apprestava a reintegrare la rimanente, l’ignoranza è tornata a colpire. Va da sé che l’atto costituisce, al di là del pesante risvolto economico, un attacco alle tradizioni culturali di un’intera Provincia, la cui storia travagliata, trova in questa sede, attraverso l’illustrazione del lavoro manuale, degli antichi saperi e delle tradizioni religiose una prima organica presentazione, nella quale sono evidenziati i punti di incontro, le analogie e le stesse sofferenze vissute dalle classi più umili delle due grandi aree che compongono la Provincia: quella di tradizione romana/papalina e quella campana/regnicola.
Tale azione, recidiva, non deve trovare alcun tipo di indulgenza né da parte delle autorità, né della magistratura, né dei cittadini di Arce, che, insieme all’Amministrazione comunale, debbono schierarsi con chi difende il Museo, sia per stigmatizzare l’inciviltà distruttrice, sia per dissociarsi da teppisti, per ora sconosciuti, che infangano il buon nome della città e rendono inutilizzabile il patrimonio culturale demoetnoantropologico, che in essa sta sorgendo, in quanto da tale azione deriva un gravissimo danno di immagine che nessuno può più tollerare.

Foto distrutta dai vandali.

Foto distrutta dai vandali.

Foto distrutta dai vandali.

Foto distrutta dai vandali.

Foto distrutta dai vandali.

Pannello distrutto dai vandali.

Carabinieri durante i rilievi.
Questa devastazione somiglia a tante altre imprese, che purtroppo negli ultimi tempi stanno offendendo l’Italia, dove, sempre con maggior frequenza, giovani e giovanissimi si impegnano con disinvolta cattiveria a imbrattare monumenti e distruggere o danneggiare impianti sportivi, mezzi di locomozione, edifici scolastici, il cui costo è stato sostenuto dal sacrificio di tutta la società civile. Contro tale impresa, che non ha alcuna giustificazione ideologica, né politica, promossa con il gusto perverso di distruggere e scaricare la propria impotenza mentale e culturale su istituzioni di primario valore, quali la scuola, e qui il Museo, che hanno lo scopo di educare gli individui al confronto ed al dialogo, sono necessarie azioni investigative pressanti e poi punizioni esemplari, tempestive e certe, compreso il risarcimento di tutti i danni provocati.
L’episodio chiede soluzioni che solo un’opinione pubblica, amica del Museo e sensibile alle tradizioni ciociare, potrà contribuire a risolvere, controllando e frenando simili folli intemperanze giovanili; l’Ente locale è tenuto, invece, a far sorvegliare con continuità i locali aperti al pubblico da personale responsabile qualificato e deve installare un adeguato impianto di sorveglianza nella sede museale con videocamere e strumenti di allarme, su tutti gli spazi interni ed esterni.
Mentre è in corso la battaglia per smascherare i teppisti è opportuno che le sale del Museo mostrino in pieno le ferite inferte, lasciando i pannelli strappati o lesionati con spranghe e calci, imbrattati con pennarelli e ciò a dimostrazione di un evento drammatico abbattutosi sull’Istituzione e a testimonianza di uno sparuto gruppo di persone, incapaci di esprimere in un confronto dialettico i motivi del loro cosciente o incosciente dissenso all’iniziativa. La scelta che si propone è quella di non intervenire al momento sull’esposizione, che peraltro rimane abbastanza leggibile, sia per evitare nuove spese, sia per fissare nel tempo tale capolavoro di stupidità, salvo studiare accorgimenti per consentire al visitatore, davanti al pannello offeso, di capire anche come era l’originale.
Del resto l’allestimento museale è soltanto una parte, forse quella più appariscente, di una ricerca molto più ampia che comprende la formazione di una rete di informatori, la ricerca sul territorio, il coinvolgimento intorno al Museo di un numero sempre più cospicuo di giovani universitari, desiderosi di perfezionare i loro strumenti di lavoro e di confrontarsi con l’indagine sul campo, da effettuare con la collaborazione dei numerosi studiosi di storia patria e di tradizioni popolari presenti in quasi tutti i comuni della Provincia di Frosinone.
Grazie all’impegno di questi ultimi si è deciso anche di dar vita all’Associazione “Amici del Museo di Arce”, che si batta nell’azione di solidarietà e di recupero e nello stesso tempo avvii ricerche tematiche, cicli di incontri con gli ultimi testimoni della civiltà agro-silvo-pastorale, seminari di approfondimento, corsi dedicati al mondo della scuola o alla terza età.
Ma questo ventaglio di iniziative, tutte in stretto rapporto con il territorio e con una corretta divulgazione del suo ricco e, sotto certi aspetti, tanto affascinante patrimonio demoantropologico, implica contestualmente la definizione della conduzione scientifica del Museo e dei modi della sua gestione e tutela, impegno nel quale ci auguriamo che presto la XV Comunità Montana sappia emettere gli opportuni pronunciamenti.